Un modello organizzativo di Compliance Integrata si declina garantendo la conformità rispetto alle norme sulla tutela dell’ambiente, l’anticorruzione, la sicurezza sul lavoro ecc. Il concetto di compliance integrata di Adenzia vuole andare oltre, comprendendo oltre alle norme e certificazioni conosciute un argomento che è trasversale a tutti i contesti sin qui trattati, parliamo della Conformità di tipo Fiscale.

Compliance Fiscale può essere intesa come scambio continuo di informazioni tra il fisco e l'azienda finalizzato a garantire un modello operativo che garantisca ad entrambi il rispetto delle regole “senza sorprese”.

Questo scambio di informazioni ha come prerogativa quella di essere improntato alla trasparenza.

Il termine “compliance” dal punto di vista fiscale comporta un modello organizzativo dotato di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, inteso quale rischio di operare in violazione di norme di natura fiscale o in contrasto con i principi o con le finalità dell'ordinamento tributario.

È la legge 11 marzo 2014 n° 23 a costituire il fulcro della compliance fiscale avendo l’obiettivo di revisionare il rapporto tra contribuente e fisco rendendolo più semplice al fine di incentivare l’assolvimento spontaneo degli obblighi fiscali. Infatti, l’appena citata legge contiene la delega al Governo per la realizzazione di un sistema fiscale che sia orientato alla crescita, che sia trasparente e soprattutto che sia equo.

Per le aziende, a questo punto, diventa un’opportunità concentrarsi sugli asset organizzativi da adottare e adempiere agli obblighi previsti in maniera spontanea.

A questo proposito citiamo per esempio il D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128 che ha introdotto il “regime di adempimento collaborativo” recante "Disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23”. Precisiamo che questo ad oggi è un modello sperimentale tra l’altro prerogativa di grosse aziende strutturate per poter garantire i prerequisiti richiesti.

In dettaglio il R.A.C. prevede l'implementazione da parte delle imprese di un'efficace sistema di autovalutazione preventiva del rischio fiscale. Inoltre, per le imprese è prevista l'osservanza degli obblighi di “disclosure” e la promozione di una mission aziendale improntata al rispetto della normativa tributaria.

ll regime di adempimento collaborativo introduce innovazione nel rapporto tributario, prevedendo nuove modalità di interlocuzione costante e preventiva con l’Agenzia delle Entrate, con la possibilità di pervenire a una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali prima della presentazione delle dichiarazioni fiscali. Tale previsione offre l’opportunità di gestire le situazioni di incertezza attraverso un confronto preventivo su elementi di fatto che può ricomprendere anche l’anticipazione del controllo e si presta, pertanto, a prevenire e a risolvere anticipatamente le potenziali controversie fiscali.

L’articolo 6 del D.Lgs 128/2015 prevede diversi effetti di natura premiale per le imprese che intendono aderire al regime quali:

- Procedura abbreviata di interpello preventivo nell’ambito della quale l’Agenzia delle Entrate si impegna a rispondere ai quesiti delle imprese entro quarantacinque giorni decorrenti dal ricevimento dell’istanza o della eventuale documentazione integrativa richiesta.

Applicazione di sanzioni ridotte alla metà, e comunque in misura non superiore al minimo edittale, con sospensione della riscossione fino alla definitività dell’accertamento, per i rischi comunicati in modo tempestivo ed esauriente, laddove l'Agenzia delle entrate non condivida la posizione dell’impresa.

Esonero dal presentare garanzie per i rimborsi delle imposte dirette ed indirette per tutto il periodo di permanenza nel regime.

Lo scenario che viene a crearsi in tale situazione evidenzia appunto l’opportunità, prima ancora di essere un'esigenza, di organizzare un modello di compliance che privilegi la creazione di sistemi aziendali strutturati, di gestione e di controllo del rischio fiscale, con una chiara attribuzione di responsabilità nel quadro del complessivo sistema dei controlli interni; ciò al fine di ottenere la concessione di benefici - in termine di riduzione delle sanzioni e incentivi sotto forma già di minori adempimenti - alle società virtuose che intendono implementare i sopra indicati sistemi preventivi di controllo.

E' interessante evidenziare che, quanto alla individuazione dei sistemi preventivi di controllo sulla delega fiscale si è evidenziato che i Modelli 231 possono essere inquadrati a fondamento di un sistema integrato di controlli che consentano di gestire in modo efficiente e puntuale qualsiasi forma di rischio (compreso quello fiscale), offrendo all’imprenditore, ai soci e alla governance aziendale un vero e proprio sistema capace di monitorare l’attività dell’impresa. E' sicuramente superfluo ricordare che ad oggi i Modelli 231 non hanno come finalità la prevenzione del rischio fiscale in quanto i reati tributari, nonostante i progetti di riforma in questo senso, non sono stati ancora inseriti nella ‘lista’ dei reati presupposti della responsabilità amministrativa da reato ai sensi del Decreto 231. Tuttavia, dalle proposte avanzate in sede legislativa sembra emergere che la direzione presa è quella di riconoscere l'esistenza e, comunque, privilegiare l’introduzione di sistemi di compliance integrata che, ove correttamente armonizzati, possano prevenire o comunque ridurre qualsiasi tipo di rischio, sia esso di natura penale (anche se non rilevante 231) o amministrativo.

Interessante notare, sempre in materia di prevenzione del rischio fiscale e, segnatamente, del rischio di contestazioni di transfer pricing , quanto statuito da due recenti sentenze della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia (n. 83 e 84 - /13/2013, oggetto di commento su Il Sole 24 Ore del 14 ottobre 2013) che hanno valorizzato la corretta applicazione dei meccanismi di compliance fiscale al fine di evitare l'applicazione delle sanzioni amministrative.

Come pure evidenziato dai commentatori de Il Sole 24 Ore, i giudici tributari hanno posto in evidenza il valore della corretta implementazione della compliance fiscale, vale a dire la corretta tenuta della documentazione, la capacità di spiegazione in sede di verifica o di contenzioso del modello di business dell'azienda, ecc.. Ebbene, accanto ai tradizionali documenti rilevanti in sede fiscale ( masterfile , countryfile , documentazione rilevante, studi di transfer pricing , ecc.) non sembra oggi impensabile immaginare che anche l'implementazione di un compliance program diretto a mappare il rischio da reato (in questo caso, ad esempio, l'art. 4 del D. Lgs. n. 74/2000) possa contribuire a garantire una posizione di tutela per l'azienda, dimostrando la correttezza dell' assessment svolto.

Chiaramente come già citato in premessa questo modello è attualmente una prerogativa volontaria riservata a grosse aziende, noi di Adenzia però stiamo lavorando ad un modello che fermo restando i prerequisiti richiesti dall’Agenzie delle Entrate possa coinvolgere anche le medie e piccole aziende che volontariamente intendono confrontarsi con il Fisco in regime di Totale Trasparenza.

A questo proposito le sperimentazioni sin qui intraprese riguardano il mondo del turismo dove una azienda del Consorzio Adenzia vanta un'esperienza ventennale nel settore dei sistemi organizzazione e gestione contabile-amministrativa di servizi turistici per i quali molto presto, saranno pubblicati i primi risultati.

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